Buonanotte, Signor Lenin. Storie di vita vissuta

La copertina ha un non so che di evocativo. Mi commuovo ogni volta che la vedo. Rappresenta un uomo vestito senza troppe pretese, in abiti comodi, il suo armadio in una valigia logora, una macchina fotografica al collo insieme ad un asciugamano, perché deve far molto caldo sullo sfondo un treno, forse un Baku Tbilisi, o un Tbilisi Baku — se lo si fa al contrario. È rappresentato un signore, posa chiaristi. Trasmette movimento, dinamicità, incalza il primo passo. Non è in posa, è spontaneo. È vita vissuta.

E a dire che io, Tiziano Terzani, fino a qualche anno fa— non sapevo neanche chi fosse.

Capitò però che una notte, lontano da tutto e da tutti, in un luogo in cui solo il sole la luna e le stelle si avventurano, mi ritrovo seduto Attorno a un tavolo a consumare una modesta cena. Può lontano, le sponde del lago d’Aral. Nello stesso tavolo, sedeva Richard. Un uomo sulla cinquantina loquace, esperto, vissuto per la serenità con cui approcciava le problematiche che incontrava.

Mi racconta di un hotel, Lu Uzbekistan Hotel, che avevo visto qualche giorno prima senza particolare curiosità. È lì che scopro che quell’hotel è diventato famoso perché soggiornò Tiziano Terzani. “non credo di conoscerlo” — annuì “te dello scrittore giornalista che ha scritto vari libri, tra cui sicuramente uno molto bello e buona notte, signor Lenin. Se lei è ancora a letto — questo viaggio è l’occasione per farlo”. E cambiammo argomento.

Qualche mese dopo mi ricorda di questa conversazione di iniziare a leggerlo come e pub sul mio Kindle. Arrivai circa metà, emozionato, gli occhi sognanti pieni del viaggio che raccontava che avevo vissuto anch’io. Finché non mi sono perso.

Qualche settimana fa, però mi è stato fatto un regalo. Un libro. Buona notte, signor Lenin — proprio con la copertina, secondo me tra le più belle tra le varie ristampe del libro.

E così — dopo quasi quattro anni — è arrivato il momento del mio riscatto.

A noi due — signor Lenin.

A Richiard, a Brigitte — che senza saperlo hanno influenzato due giovani ragazzi in intimoriti, dando loro forza e speranza — in quella notte, altrimenti solitaria sulle rive del lago d’Aral.

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