Perchè son migrato da Wordpress a Hugo: sentimenti di base

Da un po’ di tempo stavo ponderando la scelta: Wordpress non andava più bene per le mie esigenze, che non sono più quelle di scrivere & postare, ma quelle di fornire uno spazio diverso, comodo, funzionale, a misura di utente e non standardizzato.

Cosa mi ha spinto

L’esperienza utente da Wordpress sul mio hosting non era delle migliori. Il sito era lento, pesante. Navigarci all’interno era faticoso per l’esperienza che forniva, ovvero abbastanza standard e piatta.

Punteggio del blog su wordpress
Punteggio LightHouse del vecchio blog su wordpress

Google PageSpeed Insights riportava una Performance di 44 (in realtà in vari test il risultato è stato di circa 22) per il mobile e 94 per la versione mobile.

Punteggio del nuovo blog statico creato da Hugo
Punteggio LightHouse del nuovo blog statico basato su Hugo

Tutto è iniziato quando mi son reso conto che la lentezza del blog non era correlata alla mia connessione ma al sito stesso. Il paradosso che ne segue è solo una conseguenza: per velocizzare una cosa lenta devo installare un plugin che lo velocizza; per poi installare un alto plugin che velocizza il precedente.

Secondo un post del famoso plugin WP Rocket per un hosting condiviso (come quello di nparisi.com) il numero di plugin consigliato è tra 0 – 5 .

Io ne avevo 22.

Tra plugin scritti bene, scritti male, ognugno con i suoi cookie, son i suoi bug, con i suoi javascript era essenzialmente un macello.

Quindi?

Nel momento poi in cui ho cercato un pizzico di customizzazione in più – mi son messo le mani in testa. E non c’è plugin-child o theme-child che tenga. Basta una modifica un po’ più sostanziosa dell’elemento parent al successivo aggiornamento ed è tutto di nuovo da modificare.

Non conoscendo alternative, son rimasto su Wordpress.

Hugo, Gatsby, Jekyll

Finchè non sono incappato in questi nomi.

Ho passato in rassegna prima Hugo. Poi Gatsby.

E ho capito che quel che cercavo era proprio Hugo, sia per velocità che per linguaggio necessario allo sviluppo.

Gatsby – basato su React.js – è più indicato allo sviluppo di PWA – Progressive Web App – siti web che offrono un’esperienza d’uso simile a quella di un’app nativa per dispositivi mobili.

Non è ciò che cercavo.

Hugo

Link: home

Si definisce il più veloce framework per costruire siti statici al mondo. E forse lo è davvero. Scritto in Golang, all’inizio vi farà dannare per la sintassi che usa e per come è strutturato.

Quel che c’è da sapere però è – in caso vogliate fare solo poche modifiche ad un tema tra quelli disponibili gratuitamente – non avrete bisogno di grande studio.

In caso vogliate invece customizzare il tema, aggiungendo feature, modificandole, rendendo il sito più vostro e più originale, avrete leggermente da penare. Nessun problema che nel forum ufficiale però non sia mai stato trattato e risolto.

Potete esportare i vostri post potete usare questo plugin.

Una volta “compilato” il vostro sito non dovrete fare altro che caricarlo sul vostro hosting e sarà accessibile.

Oppure: fare un commit su GitHub ed attendere che Netlify compia il deploy del sito.

Solo pro o anche contro?

Di difetti ne ho trovati tanti; ma erano essenzialmente ciò che – provenendo da Wordpress – era inevitabile vedessi, trascurando tutti i pro.

Contro

Dimenticate la comoda interfaccia admin di Wordpress. A meno di “accrocchi” particolari non potrete gestire il sito come eravate abituati a fare dal pannello admin di Wordpress. Non potrete quindi scrivere post da qualunque postazione siate o lavorare al sito da una postazione diversa da quella solita. Esistono però dei pacchetti da implementare come netlify-cms o forestry.io.

Se volete implementare una funzionalità non ci sono plugin da installare: dovrete andare in giro per il web alla ricerca di qualche pacchetto javascript/html/css ed implementarlo secondo i vostri gusti, sia di estetica sia di programmazione. Aggiungere il bannerino di avviso cookie può diventare un inferno.

Capire il funzionamento di tag, categorie e tassonomie può essere difficile all’inizio.

I post vanno scritti in markdown: niente interfacce comode ed immediate. A tal proposito consiglio Typora.io.

Il SEO andrà fatto manualmente. Il che non è un male visto che vi obbliga a studiarne le basi. Il risultato finale a seconda dei casi sarà migliore che con wordpress (forse)

Pro

Tutto il resto. I contro sono derivati dall’errore di base di considerare Hugo con gli occhi di chi è abituato a lavorare con Wordpress. Per quanto essenzialmente portino ad un risultato estetico a seconda dei casi simile, il procedimento alla base è completamente opposto e mal si adatta ad un blogger poco smanettone.

In rete molti hanno fatto il salto opposto, ovvero da Hugo son passati a Wordpress per concentrarsi maggiormente sull’attività di blogging pittusto che di webmaster.

Il sito prodotto è rapidissimo. E’ ordinato. Tutto ha una logica ed una posizione. In caso di problemi in una determinata porzione di pagina saprete esattamente dove mettere le mani.

Conclusioni

Hugo non è per tutti. Nel mio caso son servite due settimane per organizzare la migrazione. Il che è corrisposto a convertire (e correggere) tutti i post (uno ad uno), fare un fix del collegamento delle immagini, riorganizzare la grafica per certi.

Non finirete mai di metterci le mani perchè troverete sempre qualcosa da aggiungere e le personalizzazioni non finiranno mai, ma forse non è una cosa negativa.

Faccio a meno del remote working e torno a scrivere su un file di testo all’interno di una pennina USB (a proposito: vi consiglio questa oppure questa con doppia uscita type A – type C in caso vogliate correggere qualche articolo dal telefono). Anche la scrittura acquista una nuova dimensione, più essenziale, più chiara, più genuina, senza fronzoli dati dai fogli di stile.

Sono soddisfatto della scelta. Son soddisfatto dei risultati.

Oggi inizia un nuovo ciclo per nparisi.com

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