Ammetto tutta la mia ignoranza: al momento di prenotare il tour, mi sono basato quasi esclusivamente sul prezzo sul fatto che ci avrebbe occupato l’intera giornata. Prima della prenotazione non avevo la minima idea di quanto l’Armenia fosse ricca in storia in tradizioni e in cultura.
Sì, ovviamente sapevo che c’erano tantissimi monasteri dispersi per il territorio (un po’ come per la Georgia), ma il fatto di non conoscerne neanche uno era ulteriore elemento per cui un tour era sostanzialmente identico ad un altro.
La nostra esperienza con i tour organizzati e è sempre stata positiva — anche quando forse non lo sarebbe dovuta essere completamente (vedi quanto capitatoci durante il tour del Gobustan in Azerbaijan).
Non è stato quindi difficile, una volta identificato il posto in cui ci sarebbe piaciuto andare, risalire tramite un incrocio di informazioni e dettagli tra i tour tra i siti www.tripadvisor.it e www.getyourguide.com, dopo verifica delle recensioni su GMaps — al sito del tour operator e prenotare direttamente tramite la loro funzione, risparmiando anche qualche euro.
I nostri occhi ancora non lo sapevano — ma si preparano per vedere una realtà che altro non è che un riflesso del modo di scrivere, di pensare, di essere del popolo armeno.
L’architettura sembra plasmata sui loro grafemi di scrittura, e ciò è curioso e piacevole allo stesso tempo.
Per un turista che si approccia all’Armenia sono famosissime le sue storiche fermate dei bus di epoca sovietica, tutte diverse e dall’alto potere estremamente artistico.
Purtroppo per noi, però, non siamo riusciti a vederne neanche una… forse questo è un buon motivo per tornare 😁
Tour operator
Per il ci appoggiamo all’Agenzia Hyur con sede operativa in Nalbandyan Steet, 96.
Già da quanto ho letto online, la nostra idea era positiva in quanto lamentele rivolte ai loro servizi erano pressoché inesistenti. Questo ci ha portato ad approcciarci alla giornata anche con una certa spensieratezza.
Anche la quota per il tour completo, escluso il pranzo, è stata talmente modica che anche in caso fossimo stati imbrogliate, non avremmo perso granché soldi.
Arrivati nel loro sede, abbiamo semplicemente detto che eravamo e c’è stata indicata la nostra marshrutka per la giornata in cui volevamo potevamo già iniziare ad accomodarci.
Ci veniva anche indicata quella che sarebbe stata alla guida per la nostra giornata, Monia.
Passano dieci minuti che poi si avvicina anche il nostro autista, il silenzioso Spartak.
Sono le 8:30 circa quando partiamo alla scoperta dell’Armenia e dei suoi monasteri millenari 🇦🇲
La vera armenia
Ben presto ci lasciamo dietro le case moderne e i palazzi a più piani del centro città e le case diventano via via sempre più vecchie e sempre meno curate finché lo spazio urbano non cede il passo a un ambiente rurale, montuoso, da esplorare.
Le prime strade che percorriamo non sono per giunta affatto male, ben indicate e soprattutto asfaltate, con un traffico che per essere un martedì non è neanche così elevato.
Notiamo subito l’orografia dell’Armenia, con sporadiche montagne hai impreziosire quel che è già di base, un’altipiano collocato a 1000 metri s.l.m.
In particolare, ci sembra di riconoscere il Monte Aragats che con i suoi 4100 m e a tutti gli effetti la montagna più alta di tutta l’Armenia (poiché come abbiamo detto il Monte Ararat non è nel territorio armeno).
Scorgiamo anche quel che è a tutti gli effetti una caratteristica dell’Armenia: le sue statue più particolari posizionate nei punti più impensabili.
Il Lago Sevan ed il Monastero di Sevanavank
Dopo circa 45 minuti di viaggio, arriviamo in quella che è il nostro primo stop: il lago Sevan ed il suo complesso di monasteri, esempio di architettura medievale armena — costruiti su una penisola rocciosa sul lago omonimo.
Oggi rimangono solo due dei templi e sono databili al IX secolo d.C., ed è al loro interno che entriamo per la prima volta in contatto con un elemento classico che avremo incontrato numerosissime altre volte durante il nostro pellegrinare in terra armena: il khachkars o pietre a croce.
I khachkar sono elementi iconici della cultura armena e non sono altro che pietre incise a basso-rilievo raffiguranti al centro una croce cristiana che poi viene variamente ornata con disegni a forma di sole o di rosetta.
Secondo il sito dell’UNESCO ne esistono attualmente circa 50'000 in totale variamente distribuiti su tutto il territorio.
Nel khachkar raffigurato in alto nello specifico assistiamo ad una raffigurazione cronologica della antività di Cristo, dalla sua nascita, ai re magi che portano i doni per l’occasione, alla sua morte in croce — scopo ultimo quello di redimere il mondo dal peccato originale (raffigurazione in basso, centrale — in cui Dio cerca di sottrarre Adamo ed Eva dal peccato raffigurato come un serpente).
Gli interni delle due strutture sono estremamente ben conservati, organizzati quasi fosse imminente una funzione religiosa.
Sono sostanzialmente simili all’interno, forse fatta eccezione per alcune lacune adibite ai monaci amanuensi, il cui compito era trascrivere su fogli di legno i libri sacri.
Per questo motivo, in prossimità di queste lacune vi era sempre un fuoco acceso — così che in caso di incursioni nemiche e in caso la struttura fosse stata espugnata, avessero potuto bruciare il prodotto dei loro lavoro, invece che consegnarlo al nemico.
Siamo l’unico gruppo di turisti in visita quella mattina; sono le 10:30 circa e l’atmosfera è piacevole, non fredda. Il silenzio in cui si è immersi rende ulteriormente più piacevole l’esperienza sensoriale di vagare per quelle mura di tuffo millenarie.
Motivo ci tratteniamo forse oltre il necessario, per godere della piacevole e silenziosa giornata e scattare qualche bella foto ricordo.
E’ in mezzo a queste rovine millenarie che sono spettatrici dello spettacolo del lago che consumiamo un merendina dataci precedentemente dalla guida Monia; ci viene detto sia uan merendina tradizionale armena che veniva data tempo fa ai bambini per andare a scuola…la conservazione non è il massimo, mala mangiamo comunque.
Ci viene fatto notare da Monia come solo l’ossidiana sia tipica dell’Armenia; qualunque altra pietra (come nel caso della foto, la moon stone) viene millantata come originaria dell’Armenia (giunta in vari modi — tra cui tramite un meteorite caduto nei pressi del Lago) ma in verità lo è.
Dilijan: il paese degli ostelli
Dopo circa un’ora di marshrutka arriviamo a Dilijan, e per la precisione nella sua Old Town.
Dilijan è famosa in Armenia per essere il paese dei resort e delle SPA, trovandosi all’interno del Dilijan National Park.
Strano a leggersi, incredibile a dirsi — Dilijan conta ad oggi circa 15'000 abitanti! La nostra prima impressione appena scesi è che ci trovassimo in un paese fantasma, di quelli che via via spariscono nel tempo a causa dello spopolamento progressivo e dell’assenza di servizi…
Invece è più vivo che mai.
In particolare la old town è stata preservata per essere vetrina e sede di artigiani armeni, espressione della manifattura locale.
Per le vie fantasma del centro vi capiterà di osservare, attraverso qualche finestra, delle persone all’opera nella lavorazione dell’argilla, del legname, del pellame. Sentitevi liberi di girare e di esplorare le antiche case in legno a più piani con i loro terrazzi scricchiolanti.
E se dopo il giro vi verrà voglia di trasferirvi definitivamente in mezzo a quella pace e serenità fatta di riti antichi e ripetuti giornalmente — troverete anche chi è disposto ad affittare o a vendere la propria casa.
Ovviamente trattativa privata.
A questo punto vi sarà venuta anche un certo appetito.
All’arrivo a Dilijan ci venivano date due possibilità: o mangiare con street food nella old town o recarci in una casa in cui eravamo attesi per il pranzo organizzato.
Per i più scettici, la old town offre alcune possibilità di mangiare con pochi soldi e di rimanere comunque al suo interno senza necessità di uscire. La nostra preoccupazione era invece che non trovassimo granchè, motivo per il quale durante il viaggio verso il lago Sevan avevamo esplicitamente chiesto di poter pranzare con l’organizzazione mediante apposito modulo che ci era stato chiesto di compilare.
Ancora una volta è lei il co-protagonista di ogni storia.
Il pranzo
Veniamo condotti con da Spartak con la marshrutka a cui ormai iniziamo ad essere affezionati nella sala da pranzo di un ostello nella periferia di Dilijan. L’ambiente è carico, curato, molto moderno.
Per 6€ ci viene offerto un secondo a base di pollo (cotto a vapore — povero pollo!) e patate, varie bevande aromatizzate (sidro di mele, di pere, basilico ed altre erbe locali) ed un entrè vegetariano.
Concludiamo il tutto con una buonissima grappa locale e particolarmente alcolica che mette a dura prova la mia resistenza post-prandiale.
Una piacevole esperienza, ma col senno di poi forse sarebbe stato più piacevole rimanere in giro per la old Dilijan e mangiare street food.
Vedete la pausa pranzo come un modo per riposarvi, in vista del tour del pomeriggio.
In attesa della restante comitiva, scambio alcune parole in russo con Spartak — che si dimostra poco incline a voler ricambiare la mia voglia di socialità per cui si accende il sigaro e si allontana per parlare con un altro autista.
Haghartsin ed il monastero
Terza tappa del nostro tour armeno.
Altro complesso di monasteri, composto da tre chiese — ma con una storia e date simili a Sevanavank.
Il complesso è completamente immerso nella foresta più sperduta armena e per raggiungerlo è necessario fare addirittura alcuni km di strada malmessa…
Ma con nostra grande sorpresa una volta arrivati ci rendiamo conto che è appena concluso addirittura un matrimonio!
Certo che non dev’essere male sposarsi in mezzo alla natura più profonda armena, lontano da tutto e tutti, in una chiesa che ha appena 900 anni… quasi da provare 😁
Non ci tratteniamo eccessivamente, appena il tempo di contemplate e gustarci quelle mura millenarie e quegli alberi che, probabilmente, hanno visto almeno tanta vita quanto quelle stesse mura.
L’attenzione viene focalizzata su un vecchio albero, che si diceva esistesse lì da quando il monastero era stato eretto ma che — a causa di una funesta tempesta si ruppe e cadde al suolo.
Per rispetto — invece che divenir legna da ardere — è stato posizionato ed aggiustato nelle dimensioni nel retro del giardino del complesso — a memoria della sua esistenza.
Goshavank ed il monastero
Ultima tappa.
La giornata inizia a volgere al termine ed anche noi iniziamo ad essere obiettivamente stanchi…se non altro di vedere monasteri e chiese 😁
Ma facciamo un ultimo sforzo e visitiamo il Monastero di Gosh.
Al suo interno sono conservate alcune delle khachkar meglio conservate di tutta l’Armenia.
Il Monastero fu costruito nello stesso identico posto di un precedente Monastero che fu distrutto alla fine del 1100 d.C. da un terremoto.
Non ha delle cinte murarie a differenza di quello di Haghartsin ma, anzi, è circondato da case in cui sembrerebbe svolgersi una vita normalissima ed incurante del gigante storico che hanno la fortuna di ammirare ogni giorno.
Oltre alle prezione decorazioni incise con maestria sulla pietra è curioso anche notare come siano stati realizzati certi muri. Nulla è lasciato al caso, e tutto è stato fatto per celebrare ed esaltare l’arte e glorificare la grandezza di Dio.
E’ probabile che con la stagione primaverile questo posto sia notevolmente più battuto dal turismo, e me lo fanno pernsare le varie strutture recettive disponibili che sono, a parte rare eccezioni e non raccomandabili, chiuse.
Non paghi, decidiamo di esplorare il paese di Gosh — che è composto da non più di una manciata di case che tradiscono l’aspetto del tempo che avanza.
Con grande sorpresa, in quello che sembra a tutti gli effetti un paese disabitato se non da pochi esseri umani resilienti che per varie ragioni non vogliono spostarsi — troviamo perfino un ufficio postale in funzione e con orari di apertura aggiornati e ben esplicitati.
La vita sembra scorrere comunque in quel di Gosh, giorno dopo giorno.
Sono le 17:30 circa e — con un po’ di sollievo — partiamo per tornare a Yerevan, il cui traffico è in subbuglio per i preparativi natalizi.
Un ringraziamento a Monia e Spartak per averci introdotto ad un pizzico di cultura armena.
Tanta voglia di tornare
Yerevan è una città che sa intrattenere e stupire in un modo che difficilmente le altre città delle restanti due repubbliche del caucaso riescono a fare.
Le forti tradizioni la tengono ancorata al passato — seppur in tutti i modi cerchi di adeguarsi al futuro al meglio delle sue possibilità.
Son cosciente di non aver visto che una frazione di quello che una nazione come l’Armenia ha da offrire, così ho deciso di proseguire con lo studio anche dopo tornato in Italia: mi sono iscritto e leggo regolarmente il Reddit r/armenia che offre continuamente un punto diverso, un nuovo inizio per quella che è una terra che cerca in tutti i modi la scintilla per innescare il fuoco del cambiamente e voler primeggiare.
E non è da escludere un giorno ci riusciranno.